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Sono le vite d'altra epoca che mi spingono ad amarti.
Amarti fino al sorgere delle lacrime,
violate nella loro dignità, dalla disperazione del dolore.
Sono i profumi di quelle antiche esistenze, solenni ed ardite che toccano le corde del mio cuore e mi legano a te.
Legate noi siamo, anche quando, troppo stanca tra le tue crepe di vecchia austera signora, mi chiedi aiuto, in supplice immagine, di lasciarti andare ad altre giovani vite, o farti rivivere riunendoti a me con nuove vestigia ed il nostro pesante vissuto racchiuso tra le tue mura, lasciarlo finalmente morire.
Pazientemente hai vissuto le ubbie esistenze, che furono nostro comune doloroso fardello.
Vivemmo insieme venefici di riscatto esistenziale, ai quali deponemmo ogni sogno di serenità.
Eppur ancora vengo a te, ti respiro e prego salvezza unita a te, attingo ancora alla tua saggezza, laddove le tue crepe di stanche mura, attendono il ridisegnare di destini
i quali, controluce al dolore,
ne sappiano definire il nostro passato.
Vi amo stanche mura.
S.